Helen Keller

1954 - Helen Keller spiega che la più grande delusione della sua vita è quella di non poter parlare normalmente.

Trascrizione:
In questa stanza si trova una donna straordinaria. È la signorina Helen Keller. Lei non vede la stanza o il libro che sta leggendo. Non vede alcunché. Lei non sente il fruscìo delle tende dietro di lei. È sorda. Sorda e cieca. Ma se entri in una stanza lei lo saprà. Il tuo passo, ancorché il più leggero, le dirà che sei entrato. Le dirà anche chi tu sia, se ti conosce. Come lo sa la sua vecchia amica Polly Thomson. Polly è stata quarant'anni con Helen. Per metà di questi è stata l'unica compagna di Helen. È stata i suoi occhi e le sue orecchie sul mondo. Ha parlato con Helen attraverso i segni fatti col dito sul palmo della mano, disegnando con questo metodo ogni singola lettera. Supera la sua notte buia e silenziosa, attraverso il "tocco".
Gli altri due sensi rimangono: il gusto e l'olfatto. Il Profumo... il profumo degli oggetti e dei luoghi e delle persone racconta a Helen molto più di quello che noi riusciamo a imparare attraverso gli occhi e le orecchie. Ma è la sua mano il suo legame più importante con il mondo esterno, con Polly, con Anne aiutante part-time, con tutti quelli che incontra. Con la mano legge le labbra di Anne e le risponde con la sua voce. Si tratta di una voce innaturale ed è il suo grande dolore. In anni di sforzi Helen non ha mai imparato a parlare chiaramente. Questo non è strano, fin da quando era bambina non è stata in grado di sentire una sola parla pronunciata né di vederne le labbra formarne una. Ma lasciate che sia Helen, con l'aiuto di Polly, a raccontarvelo.

[Voce di Helen] «Non è la cecità o la sordità che mi accompagnano nelle ore più buie, è la grande delusione di non essere in grado di parlare normalmente. Mi rendo conto di quanto avrei potuto fare in più se solo avessi acquisito una migliore verbalità. Ma da questa dolorosa esperienza riesco a comprendere più chiaramente tutte le aspirazioni umani, le ambizioni e l'infinita capacità di speranza»